Traduzioni, note e arricchimenti di Paolo Bernardi
Lady Anna Thynne è universal,mente riconosciuta come la prima donna dell’acquariofilia mondiale.
Nonostante non fosse naturalista ne biologa e non avesse alcun titolo accademico riuscì, grazie all’impareggiabile Philippe Henry Gosse a essere pubblicata in una rivista scientifica.
Ecco il testo integrale, publicato nel 1859, ma le osservazioni della Thynne risalgono al 1846 quando del mantenimento di animali in acquario non si sapeva veramente nulla.

GLI ANNALI E LA RIVISTA DI STORIA NATURALE, COMPRENDENTE ZOOLOGIA, BOTANICA E GEOLOGIA.
(Continuazione degli “Annali”, unificati con la “Rivista di Storia Naturale” di Loudon e Charlesworth.)
Diretta da
PRIDEAUX JOHN SELBY, Esq., F.L.S.,
CHARLES C. BABINGTON, Esq., M.A., F.R.S., F.L.S., F.G.S.,
JOHN EDWARD GRAY, Dott. in Filosofia, F.R.S., F.L.S., V.P.Z.S., ecc.,
ARTHUR HENFREY, F.R.S., F.L.S., Professore di Botanica al King’s College di Londra,
e
WILLIAM FRANCIS, Dott. in Filosofia, F.L.S.
VOLUME III. — TERZA SERIE.
LONDRA:
STAMPATO E PUBBLICATO DA TAYLOR E FRANCIS.
In vendita presso:
LONGMAN, BROWN, GREEN, LONGMANS E ROBERTS; SIMPKIN, MARSHALL & Co.; PIPER
& Co.; BAILLIÈRE, REGENT STREET E PARIGI;
LIZARS E MACLACHLAN & STEWART, EDIMBURGO; HODGES & SMITH, DUBLINO; e ASHER, BERLINO.
Anno del Signore 1859.
[TERZA SERIE.]
N. 18. GIUGNO 1859.
XLIV. Sull’aumento delle Madrepore. A cura della Signora THYNNE.
Con Annotazioni del Sig. P. H. GOSSE, Membro della Reale Società.
Ai Signori Redattori degli Annali e Giornale di Storia Naturale
Egregi Signori,
Poiché ben poco ci è dato di conoscere intorno alla riproduzione delle nostre indigene Caryophylliacee, qualsivoglia pur minima notizia, purché autentica, che concerna tale argomento, sarà accolta con gratitudine dagli studiosi della zoologia. Una serie di osservazioni, dunque, tanto ampia quanto quella raccolta nelle note che seguono, così costante nel tempo, sì felice nei risultati e con sì intelligente attenzione condotta, non potrà che essere di sommo valore.
Il manoscritto mi fu cortesemente affidato dalla gentile dama che ebbe ad osservare i fatti testé riferiti, circa tre anni or sono, con generosa licenza d’adoperarlo secondo il mio discernimento. Avevo in animo, per tal motivo, di arricchire le pagine della mia Actinologia Britannica con tali memorie, ma m’avvidi che ciò non potevasi fare se non mediante sensibile abbreviamento. E poiché giudico che il loro pregio scientifico esiga una pubblicazione integrale, mi permetto pertanto di sottoporle alla Vostra illustrissima attenzione.
Aggiungo, in calce alle Note, brevi riflessioni personali, nonché una lettera della Signora Thynne, recante ulteriori evidenze.
Torquay, 6 aprile 1859.
Ho l’onore d’essere, Egregi Signori,
Vostro devotissimo e umilissimo servo,
P. H. GOSSE
Sull’Accrescimento delle Madrepore
Memorie della Signora THYNNE
- Nell’autunno dell’anno 1846, durante un viaggio di diletto attraverso la contea del Devonshire, ebbi per la prima volta l’opportunità di osservare un Madrepora vivente. Essendomi da lungo tempo dedicata con piacere agli studi geologici, provai vivissima emozione nel contemplare una creatura vivente tanto intimamente connessa a quella scienza. Procuratami una trentina di esemplari, intesi osservarli e ammirarli durante alcune settimane di soggiorno a Torquay; e tale fu il desiderio di mostrarli ad un’amica residente in Londra, che decisi di tentare se essi potessero sopravvivere al viaggio, quantunque la cosa si rendesse più ardua per il fatto che intendevo fermarmi tre settimane a Clifton prima di giungere in città. Mi munii pertanto d’un nuovo recipiente in pietra, avvolto in vimini, e di sei galloni d’acqua marina purissima, prelevata da un punto profondo del Canale. Con ago e filo fissai i Madrepore su di una spugna di grandi dimensioni, affinché non venissero danneggiati per urto; indi li posi entro un vaso di vetro colmo sino all’orlo, ben sigillato con una vescica animale. Questo metodo riuscì perfettamente. Durante il tragitto ebbi il diletto di vederli espandere lietamente i loro tentacoli; e giunsero, tanto a Clifton quanto a Londra, in ottimo stato e floridi d’aspetto. La mia successiva preoccupazione fu se vi fosse modo di mantenerli in vita; e vi riuscii nel modo che segue. Li collocai entro bacinelle di vetro della capacità di circa tre pinte ciascuna, il cui contenuto veniva cambiato ogni due giorni; e poiché non potevo disporre d’una fornitura continua d’acqua marina, escogitai d’aerarla versandola ripetutamente da un piccolo annaffiatoio, davanti a una finestra aperta, per un tempo compreso tra mezz’ora e tre quarti. Era questo un procedimento, senza dubbio, alquanto faticoso; ma una mia giovinetta domestica, desiderosa di compiacermi, trovava anzi il compito alquanto dilettevole: e poiché lo eseguiva con letizia, lo compiva altresì con diligenza. L’affaticamento era inoltre alleviato dal fatto che ella vi si dedicava solo per dieci o quindici minuti per volta. Allo scadere di tre mesi, sebbene non rilevassi alcuna alterazione nell’acqua, ritenni prudente far nuovamente riempire il mio recipiente di pietra; e così continuai a fare per tutto il tempo in cui mantenni la collezione a Londra.
- Per il periodo di sei o sette mesi i piccoli Madrepore non ricevettero altra nutrizione che quella fornita dall’acqua stessa; ma poiché cominciarono a mostrarsi alquanto esili, li alimentai con gamberetti bolliti e finemente tritati, il che presto restituì loro la consueta vigoria e bellezza.
- Nella primavera del 1847 volli tentare se fosse possibile stabilire un equilibrio fra la vita animale e quella vegetale; a tal fine feci giungere conchiglie e frammenti di roccia cui aderivano alghe viventi. Su tali supporti si trovavano sovente numerosi zoofiti ed altre piccole creature marine, con cui ottenni una raccolta assai varia e curiosa. Possedevo un buon numero di Coralline microscopiche, che si moltiplicavano rapidamente; vi erano Serpula che allungavano con celerità le loro guaine calcaree; alcuni anellidi, Ophiura, e molte altre affascinanti creature delle quali ignoravo persino il nome.
- Su un frammento di roccia si sviluppò il primo germe di una Spugna vivente. Seguii con estrema attenzione il getto delle sue spicole. Essa era di tessitura finissima, e raggiunse la dimensione di una nocciola. Durante il successivo inverno, per difetto di moto nell’acqua, si ricoprì tanto di polvere da non potersi più discernere se fosse viva o morta; ma nel giugno seguente apparve su di un lato un punto lucente, ed essa emise una sporula, la quale si fissò sulla roccia: in breve tempo, una giovane Spugna, ormai sviluppata, s’ergeva accanto alla madre.
- Collocai detta Spugna in una stanza oscurata, e osservai che le spicole crescevano principalmente sul lato esposto alla luce. Da quel momento introdussi regolarmente alghe marine nelle mie bacinelle di vetro; tuttavia, temendo di non mantenere l’equilibrio esatto richiesto, proseguii anche con la rinfrescante aerazione dell’acqua.
- Non saprei dire con certezza a quale delle due cause, o se ad entrambe, debba attribuirsi il continuo benessere dei miei piccoli ospiti; ciò che è certo è che registrai pochissime morti, forse imputabili a cause naturali. Un Nereis si riprodusse per gemmazione*, e le Caryophylliacee emisero regolarmente le loro uova nella stagione consueta. Tali uova giacevano immobili sul substrato per uno o due giorni, poi iniziavano a ruotare, dapprima lentamente, quindi più celermente; ma non riuscii mai a raccoglierle, poiché erano tanto sottili da passare attraverso ogni setaccio o aderirvi. In massa, all’occhio nudo, apparivano simili a una polvere finissima.
- Una o due settimane dopo una di tali emissioni di uova, scoprii con il mio lentino ciò che inizialmente giudicai essere piccoli ammassi di uova; ma, toccandoli, constatai che si trattava in realtà delle punte madreperlacee di due giovani Madrepore. Tuttavia, non potendo affermare con certezza se il frammento di roccia sul quale si trovavano — essendo in mio possesso da poche settimane — li avesse ricevuti già formati dal mare, o se invece derivassero dalle uova emesse, rimasi nel dubbio. Tuttavia, crescendo, essi vennero a rassomigliare con straordinaria precisione ad uno dei miei esemplari adulti, sia nella particolare sfumatura di colore, sia nella stella centrale, sì che mi sentii indotta a crederli nati in ambiente domestico. I Madrepore variano assai nella loro colorazione, tanto che — eccettuati i puri bianchi — non trovai mai due adulti perfettamente identici né nel centro né nella periferia.
- In tal guisa mantenni la mia collezione marina a Londra per un periodo prossimo ai tre anni; e nel corso della primavera del 1849 fu essa visitata da molti naturalisti di professione, nonché da altre persone interessate alla storia naturale. Dopo tal data, mi trasferii per otto mesi l’anno presso la riva del mare. Condussi allora con me i miei beniamini, proseguendo i miei studi nel regno marino in circostanze più ordinarie. I due giovani Madrepore non facevano parte della mia collezione nel 1849; essi nacquero nel 1850, quando nuovamente riportai la collezione a Londra per alcuni mesi nella stagione primaverile.
- Londra, 11 aprile 1850. – Questa mattina, osservando con la lente un piccolo frammento di roccia cui era fissato un Madrepora, scorsi due minutissime macchie, che giudicai essere ammassi di uova. Ma, toccandole lievemente con l’estremità piumata d’una penna, sembrarono trasformarsi all’istante in piccole gocce di gelatina giallastra, appena percettibili a occhio nudo. Ulteriori osservazioni mi permisero di concludere che ciò che avevo scambiato per uova erano in realtà le estremità bianche dei tentacoli di due giovani Madrepore.
- 20 aprile. – Desideravo accertarmi se i miei giovani Madrepore fossero già in grado di alimentarsi visibilmente. Ridussi in polvere alcuni gamberetti bolliti e, quando i minuscoli tentacoli erano spiegati, lasciai cadere l’alimento nell’acqua. Con mio grande divertimento, osservai con quale avidità essi lo afferravano: erano assai più voraci degli esemplari adulti.
- Tenby, 12 giugno. – Lasciai Londra l’8 giugno, portando con me i Madrepore; essi hanno sopportato il viaggio sino a Tenby senza alcun danno.
- 30 settembre. – I miei giovani Madrepore sono indubbiamente cresciuti, sebbene non abbiano ancora formato alcun polypidom; essi sono tre volte più grandi degli adulti, e, completamente espansi, coprirebbero facilmente una moneta da mezza corona. Potrebbe forse questa straordinaria crescita essere dovuta al fatto che sono stati mantenuti in ambiente più caldo e meglio nutriti che non in natura? Possiedono altresì una certa capacità di locomozione, benché non mostrino grande propensione al movimento; l’unico sforzo da essi compiuto consiste nell’allontanarsi l’uno dall’altro o da pezzi di alga o altri ostacoli che interferiscano col loro comodo espandersi. Ho provveduto a cambiar loro l’acqua ogni mattina, e a nutrirli a giorni alterni con gamberetti, gamberoni o cozze crude finemente tritate. Traggono maggior beneficio dalle cozze crude.
- 3 ottobre. – Uno dei giovani Madrepore ha aperto la bocca in maniera straordinaria, e non la richiude neppure quando vi pongo del cibo. Tuttavia, poiché il suo colore è limpido e l’aspetto generale è sano, mi sono permessa (forse temerariamente) di affermare, dinanzi a un’amica che scherzava, che l’animale gode di ottima salute, malgrado il suo singolare aspetto.
- 5 ottobre. – La bocca è tanto dilatata che vi si potrebbe adagiare una moneta da quattro penny. Invero, la creatura assumerebbe la forma d’un anello, se non fosse per la membrana inferiore che la ancora alla superficie della roccia. Pare altresì che stia per lacerarsi in quattro porzioni diseguali; e i bianchi filamenti contorti, di forma vermiforme, che essa possiede in abbondanza, giacciono alla base oltre il margine della bocca (cfr. tav. XVII, fig. 1). Suppongo che stia davvero morendo — oppure si tratterà d’una forma di fissione spontanea?
- 6 ottobre. – La piccola creatura è ormai quasi completamente divisa. Un solo tenue filo la unisce ancora, tanto sottile che il minimo moto dell’acqua potrebbe reciderlo. Su questo filo si trovano le punte di due tentacoli (fig. 2).
- 7 ottobre. – Il filo si è spezzato, e le due estremità un tempo unite si sono ripiegate verso le parti che si stanno dividendo ai lati. Una parte della base si è lacerata, mentre la sezione opposta appare assai più stretta (fig. 3).
- 9 ottobre. – La base è completamente scissa, e anche la parte superiore si è rotta del tutto. Le due estremità si sono ripiegate verso le porzioni che si stavano separando a destra e a sinistra. Le quattro sezioni si fronteggiano — una grande e una piccola — ancora lievemente congiunte (figg. 4 e 5).
- 12 ottobre. – La coppia di destra si è completamente separata, e le estremità di ciascuna parte sono ora unite da una nuova membrana, che in origine era d’un bianco sporco, ma che sta ora assumendo la bella tinta albicocca delle altre parti della creatura. La coppia di sinistra non è ancora del tutto separata. Hanno l’aspetto di quattro Madrepore distinti, benché disuguali di grandezza. Ciascuno accetta il cibo che gli viene offerto, sebbene la bocca si trovi ancora lateralmente, formata in parte dalla nuova membrana (figg. 6 e 7).
- 25 ottobre. – La bocca va gradualmente riportandosi al centro; nuove punte di tentacoli si sviluppano sulla membrana neoformata, ed altre ancora si manifestano fra i vecchi tentacoli (fig. 8). Anche il secondo Madrepora si trova ora nel medesimo processo di fissione spontanea.
- 16 dicembre. – La bocca dei Madrepore è ormai pressoché centrale. Si sono spostati di oltre un pollice l’uno dall’altro. Il più piccolo, dopo la divisione del 12 ottobre, possedeva sedici tentacoli (come da mio disegno, fig. 7); alla data odierna ne conta ottantacinque.
- 22 marzo 1851. – Domani lascerò Tenby per tornare a Londra; ho deciso di affidare i miei Madrepore alle cure di una domestica, nella speranza che segua fedelmente le mie istruzioni. Poiché temo di affidar loro l’alimentazione, ho prescritto che l’acqua venga cambiata due volte al giorno. Senza dubbio, in questa stagione troveranno nutrimento sufficiente nell’acqua stessa. Sono tutti in ottima salute, e di dimensioni assai superiori a quelle di qualsiasi Madrepora britannico adulto. La bocca è ormai perfettamente al centro.
- 20 giugno. – Sono ritornata a Tenby e ho ritrovato i miei piccoli Madrepore in ottimo stato; si è verificata una nuova fissione — molti si sono nuovamente suddivisi in quattro; e, dal loro aspetto, sono persuasa che tutti avrebbero potuto farlo se fossero stati lasciati indisturbati. Ma la mia domestica, spaventata dal fatto che “si stavano rompendo”, come disse, li circondò con frammenti di roccia nel tentativo di mantenerli uniti. Fu questo un errore fatale, poiché impedì loro lo spazio necessario alla separazione; tuttavia, l’intento fu raggiunto — alcuni si divisero solo in due, altri in tre. Ho realizzato un disegno di uno che si è diviso in tre, il quale mostra chiaramente l’intenzione della natura (fig. 9).
- Tuttavia, possiedo numerosi esemplari perfetti, e spero che essi possano testimoniare ciò che gli altri sarebbero stati. Attualmente non vi sono segni di fissazione; ma, finché il processo di suddivisione perdura, suppongo che non sia giunto il tempo per tale evento. In tutto ciò che seguirà, denominerò esemplari perfetti quelli suddivisi in quattro, e imperfetti gli altri. Essi hanno ormai oltre un anno di età.
- 25 giugno. – Devo ora descrivere un fatto singolare: un esemplare perfetto si era fissato, da un lato, a uno dei piccoli frammenti di roccia posti dalla servente per impedirne la separazione (e per tal ragione non lo rimossi), mentre l’altro lato aderiva alla roccia principale. La parte centrale dell’animale era staccata e alquanto incavata. La bocca si trovava ancora lateralmente, e la parte nuova, cresciuta dopo l’ultima divisione, non aveva ancora assunto la tinta più scura della porzione più antica. Per accidente, il piccolo frammento di roccia fu leggermente mosso, e l’animale ne risultò allungato in modo scomodo. Non si staccò né da un capo né dall’altro, come avrei supposto, ma diede immediatamente inizio a una nuova fissione: dapprima nel centro della parte antica, quindi su entrambi i lati della parte nuova (fig. 10). In due giorni il processo fu completo; ed ora possiedo tre perfetti Madrepore da quell’unico individuo: uno, composto unicamente dalla porzione nuova, è ancora un punto appena visibile, d’un colore pallido; un altro è fissato al frammento mobile di roccia, il terzo alla roccia principale.
- 27 giugno. – Su un esemplare perfetto ho rinvenuto una gemmula, un giovane Madrepora perfettamente formato, che, una volta espanso, raggiunge pressoché le dimensioni d’un piccolo pisello e possiede quindici tentacoli; esso è fissato alla membrana inferiore del Madrepora madre, che appare rivolta verso l’alto (Tav. XVII, fig. 11)*. I Madrepore raramente aderiscono con tanta fermezza alla roccia, né con bordo sì fine e compatto, come avviene invece per le Attinie. Talvolta il giovane si ritrae nel corpo del genitore, e allora non resta visibile che una macchia scura.
- 1º luglio. – Scopro altre due gemmule, una su un esemplare perfetto, l’altra su uno imperfetto.
- 6 luglio. – Un esemplare perfetto si è nuovamente suddiviso, questa volta in due porzioni. Due degli imperfetti si sono anch’essi ora divisi, come avrebbero dovuto fare in precedenza.
- 12 luglio. – Un’altra gemmula su un esemplare perfetto.
- 15 luglio. – Un esemplare perfetto, su cui si trova una gemmula, si è suddiviso in due. La gemmula si è espansa con grande serenità durante il processo, come se nulla l’avesse turbata. Tutte le gemmule si sviluppano dalla membrana inferiore del Madrepora, come la prima da me descritta (§ 25).
- 27 luglio. – Un ulteriore esemplare perfetto, anch’esso recante una gemmula, si è suddiviso in tre parti. Sembrava volersi dividere in quattro, come quello citato il 6 luglio; ma questa volta il risultato è stato di tre. In natura, il movimento dell’acqua dev’essere d’ausilio alla fissione.
- 6 agosto. – Dall’ultima annotazione, l’esemplare imperfetto con gemmula e un altro perfetto anch’esso con gemmula si sono divisi in tre porzioni. Le gemmule, come già osservato, non hanno mostrato alcun segno di turbamento.
- 10 agosto. – Una delle porzioni dell’esemplare perfetto che il 6 luglio si divise in due, si è ora a sua volta suddivisa. Anche l’ultimo dei miei esemplari imperfetti si è diviso dalla mia ultima nota. Le gemmule sembrano partecipare attivamente all’assunzione del cibo — almeno, ciò giudico dalla rapida contrazione dei tentacoli — e mostrano grande avidità per le cozze crude. Penso altresì che condividano il nutrimento offerto alla madre, poiché, quando la nutro, esse si espandono poco dopo nello stesso modo.
- 15 agosto. – Scorgo in tre delle gemmule un piccolo nodo di filamenti vermiformi; ma, essendo questi di dimensioni considerevoli in rapporto al minuscolo animale, non posso determinare se appartengano al genitore o al piccolo. Il rivestimento esterno delle giovani creature è così trasparente che qualsiasi corpo opaco all’interno è ben visibile.
*Apparentemente la base si era rivoltata al margine. — P. H. G. - 18 agosto. – Una delle gemmule si è divisa in due: una metà si è staccata dalla madre, possiede venticinque tentacoli, e la bocca laterale, come accade negli adulti; l’altra metà è rimasta attaccata al genitore.
- 1º settembre. – Un’altra gemmula si è separata dalla madre. In tal caso, non ha lasciato dietro di sé alcun gemello. Essa possiede trentiquattro tentacoli ben sviluppati, e vi sono macchie bianche da cui altri stanno spuntando.
- 16 settembre. – Un’altra gemma. Il piccolo punto di Madrepora, costituito interamente da tessuto nuovo, da me descritto il 25 giugno, ha ora raggiunto le dimensioni di una moneta da quattro penny, e si è appena suddiviso nuovamente in quattro parti.
- 11 ottobre. – La gemmula descritta come separatasi dalla madre (1º settembre) si è ora suddivisa in due.
- 19 ottobre. – Il mio piccolo gregge cresce di giorno in giorno. Posseggo ora ottantatré Madrepore, di cui sette sono gemmule. Le gemmule divengono presto simili agli altri esemplari. Le distinguo solo dalla loro collocazione. Sarà curioso osservare se si fisseranno allo stesso tempo.
- 24 ottobre. – La metà della gemmula menzionata il 18 agosto, rimasta attaccata alla madre, si è ora separata.
- 7 dicembre. – La metà della gemmula staccatasi il 18 agosto si sta ora suddividendo in tre. L’altra metà, che si separò il 24 ottobre, si divide contemporaneamente in due. Così, la prima gemmula, scoperta il 27 giugno, si è moltiplicata in cinque
- Rileggendo le mie Note, mi avvedo d’aver omesso di menzionare una caratteristica peculiare dei giovani Madrepore: essi mostrano, tutti in varia misura, tra le corone tentacolari e la bocca, delle chiazze di sostanza o fluido bianco-latteo; esse appaiono inizialmente come minutissime macchie, che, moltiplicandosi o unendosi, formano chiazze di forme varie — talvolta coprendo quasi per intero lo spazio compreso fra i tentacoli e la bocca, altre volte formando un anello irregolare o interrotto. In molti casi tale sostanza è così densa da sembrare vera e propria creta. Dopo la fissione, la parte nuova ne è inizialmente priva, ma essa appare ben presto. Le gemmule la presentano assai precocemente. Potrebbe forse trattarsi del materiale destinato alla formazione del futuro polypidom? Tutti i miei giovani Madrepore possiedono quattro cerchi tentacolari.
- 18 febbraio 1852. – Nel corso della giornata, sette dei miei Madrepore adulti hanno espulso, a intervalli, un fluido biancastro-azzurrognolo, simile a fumo di legno*. Sollevando dapprima la bocca, e quindi contraendola bruscamente, essi lanciano un getto che si estende per tre o quattro pollici, e che, ricadendo lentamente, si deposita sul fondo della bacinella come una nebbia. Talvolta alcune uova vengono espulse con esso. Verrebbe da supporre che vi sia una singolare simpatia tra essi, se tanti si trovano a compiere lo stesso atto nel medesimo momento. Nel trattato del Dott. Johnston Zoofiti Britannici, si afferma che le uova delle Caryophylliacee vengono espulse attraverso aperture fra i tentacoli. La mia osservazione non conferma ciò: ho visto frequentemente le uova all’interno della corona tentacolare, tanto da apparire in masse; ma sono sempre state espulse mediante retrazione, e costantemente attraverso la bocca. La stagione dell’emissione delle uova si estende tra gennaio e marzo.
*Si trattava senza dubbio del fluido spermatico dei maschi. Cfr. la mia Actinologia Britannica, pp. 99–100. — P. H. G. - Degli esemplari adulti che acquistai a Torquay sei anni or sono, alcuni sono deceduti — forse per corso naturale — ma altri sono assai cresciuti. Essi hanno ampliato il loro polypidom, e i tentacoli raggiungono ora un pollice di lunghezza.
- 2 maggio 1852. – Possiedo ora 278 giovani Madrepore, derivati dai due citati l’11 aprile 1850; e continuano a moltiplicarsi con tale rapidità, che ogni giorno ne accresce il numero sensibilmente. Una vasca di marmo è, come direbbero gli agenti immobiliari, l’unica “sistemazione adatta” che riesca a concepire per una famiglia tanto crescente. Tuttavia, non potrò assistere all’esito, essendo costretta ad abbandonare la costa, e i miei pensieri e il mio tempo saranno interamente assorbiti da doveri più gravi, sicché non potrò prendermi cura neppure di una parte del mio gregge. Affiderò dunque i miei tanto ammirati protetti all’oceano, nella caletta rocciosa e riparata di Waterwinch, sperando che vi formino una colonia. Negli anni a venire, se l’occasione si presenterà, farò di tutto per ritrovarli. Finora non hanno dato alcun segno di costruzione di polypidom, a meno che le macchie bianche da me descritte non ne siano indizio; ed hanno ormai due anni. Tuttavia, i miei adulti, sotto identico trattamento, hanno visibilmente allungato e sviluppato le loro dimore, per cui concludo che anche i giovani lo avrebbero fatto, se fosse giunto il tempo opportuno.
- I Madrepore sembrano dunque possedere tre modalità di riproduzione: durante il primo anno, per fissione spontanea; nel secondo, mediante fissioni frequenti (ogni poche settimane) e anche per gemmule; e, una volta adulti, per mezzo di uova. Non c’è da stupirsi, allora, della rapida crescita delle isole coralline.
- È assai evidente che i giovani Madrepore, quantunque abbiano già compiuto due anni, non sono ancora giunti a maturità, poiché i loro tentacoli, sebbene numerosi, sono più brevi e sottili di quelli degli esemplari adulti.
- Quando i Madrepore adulti invecchiano o si indeboliscono, il numero dei tentacoli si riduce sensibilmente; quelli più prossimi alla bocca sono i primi a scomparire. Ne ho avuti alcuni che conservavano una sola corona periferica. In tale condizione non sopravvivono a lungo; forse perché, avendo meno mezzi per procurarsi il nutrimento, vengono sopraffatti dalla debolezza.
- Un tempo, m’era motivo di sorpresa la grande varietà nelle dimensioni degli esemplari adulti. Possiedo alcuni Madrepore il cui polypidom non misura più d’un quarto di pollice di diametro, e mi domandavo se potessero essere giovanili; ma talvolta l’altezza della loro colonna sembrava escludere tale supposizione, e tuttavia, a parte la grandezza, essi apparivano identici. Ora credo di comprendere. Essi probabilmente si dividono finché la natura lo consente; e, talvolta, a causa dell’asperità delle rocce, piccolissime porzioni vengono lasciate, con forse non più di sei tentacoli originari (ne ebbi uno con solo tre tentacoli antichi, che tuttavia divenne perfetto); quindi, quando la legge naturale li costringe a fissarsi per la vita, tali minuscole creature non possono che formare — o richiedere — polypidom proporzionati, benché siano della stessa età e specie di esemplari assai più grandi.
Annotazioni al testo precedente. A cura del Sig. P. H. GOSSE, F.R.S.
Nelle osservazioni che precedono, la Signora Thynne ha assunto che i due organismi di cui ha così vividamente descritto la crescita e la ripetuta suddivisione fossero Madrepore della specie comunemente rinvenuta lungo le coste del Devonshire, nota ai naturalisti col nome di Cyathina (o Caryophyllia) Smithii. Rileggendo il § 7, constatiamo tuttavia che ella non fu testimone diretta della nascita di tali esemplari, ma li trovò già formati, seppur in stato infantile, su un frammento di roccia introdotto nel suo acquario in epoca successiva all’arrivo delle Caryophylliæ di Torquay.
La crescita dei Madrepore nel corso di oltre due anni, fino a raggiungere dimensioni di gran lunga superiori a qualsiasi esemplare di Caryophyllia sinora documentato, e ciò senza mostrare il benché minimo segno di formazione di corallo, è un fatto tanto nuovo e singolare — almeno per il sottoscritto — che non potei fare a meno di vagliare con un certo scetticismo le prove dell’identità di specie così presunta.
Inoltre, possedevo alcune tavole colorate, eseguite con cura a partire da un esemplare di Corynactis heterocera descritto dal Sig. Thompson negli Annals of Natural History dell’aprile 1855, e rimasi colpito dalla straordinaria somiglianza che le figure della Signora Thynne mostravano con quel corpo molle appartenente alla medesima famiglia dei Caryophylliacei, tanto nella dimensione quanto nella forma, nel colore, e nella disposizione generale dei tentacoli. Tuttavia, in taluni dettagli le figure si discostavano dal Corynactis e si avvicinavano invece al Caryophyllia.
In tali circostanze, mi si affacciò il sospetto che forse i giovani organismi la cui storia ella aveva seguito con tanta diligenza potessero non aver relazione alcuna con le sue Caryophylliæ, ma fossero piuttosto la progenie della suddetta specie, ovvero di qualche altra forma affine non ancora descritta di Corynactis. E questo sospetto osai sottoporre al gentile giudizio dell’illustre osservatrice, allegando le mie tavole illustrative per suo esame. Fui onorato di ricevere, in risposta, la seguente comunicazione da parte di quella Signora, che par certo suffragare la giustezza delle sue conclusioni:
Lettera della Signora Thynne al Sig. Gosse
7 West Mall, Clifton, 12 aprile 1856
«… Ella ha compreso perfettamente le mie Note, là dove affermavo che le mie giovani Caryophylliæ, nell’arco di due anni, non formarono alcun corallum; e mi addolora assai che possa aver supposto ch’io ritenga indebita qualunque domanda o dubbio le sia sorto, giacché le mie osservazioni sono, naturalmente, soggette ad errore; e, benché io sia sicura che nessun naturalista che le abbia viste avrebbe esitato a riconoscerne la specie, ora che Ella lo menziona, non mi sorprende affatto che chi non le ha osservate possa avere qualche incertezza. Le fornirò quindi una descrizione più precisa e le ragioni che mi portano a ritenerle vere Caryophylliæ; e, se Ella crederà ch’io m’inganni, non potrò che riconoscere in Lei il miglior giudice.
Scoprii per la prima volta i due embrioni (dunque posseggo una duplice prova) con l’ausilio della lente, mentre essi erano ancora oggetti microscopici, in una grande bacinella di vetro, dove non si trovavano altri animali all’infuori di esemplari adulti di Caryophyllia, i quali avevano emesso uova nei due mesi precedenti. Essi erano fissati su una roccia proveniente da Torquay, ricevuta in primavera, alla quale era attaccata un’alga marina, e, forse fu proprio quel cespo d’alga a trattenere le uova, impedendone la dispersione durante il ricambio dell’acqua.
Crescendo, essi non soltanto assomigliavano agli adulti in modo generico, ma oserei dire che erano identici alla parte carnosa di questi, fatta eccezione per il colore; e in tal particolare somigliavano così da presso a uno degli esemplari, che ritenni potesse trattarsi della madre. Inoltre, tra loro due erano tanto simili — e similissimi a questo supposto genitore — che, una volta divenute frequenti le divisioni, e confusasi la loro posizione sulle rocce…
Nota di Gosse:
Uso il nome generico col quale l’animale è stato riconosciuto; ma esso dovrà, con ogni probabilità, esser separato da Corynactis e associato genericamente a una forma distinta, che spero di poter descrivere a breve.
«… non fui più in grado di distinguerli tra loro, e spesso rimpiansi di non averli collocati in acquari separati, giacché ciò mi avrebbe permesso di osservare se ciascuno si fosse moltiplicato in pari misura. Da qualunque origine provengano, son pertanto persuasa che debbano essere la prole d’un medesimo genitore.
Il punto che desta in Lei qualche dubbio circa la reale appartenenza di tali organismi alle Caryophylliæ è il fatto, incontestabile, che in due anni essi non abbiano formato alcun corallum, né dato segno alcuno d’intenzione a farlo, se si eccettuano le chiazze simili a creta osservate nel secondo anno [§ 41], che potrebbero, forse, esser considerate tali. Anche a me tale fatto destò molta perplessità; e sarei stata incline a pensare che, forse, essi non ne avrebbero mai formato alcuno in cattività — se non fosse che si dimostravano tanto vigorosi, e che il loro comportamento appariva così naturale: nel primo anno, solo fissione; nel secondo, fissione accompagnata da gemmule. Non davano l’impressione d’essere giunti a maturità, poiché i tentacoli, sebbene copiosi, erano più brevi e sottili rispetto a quelli degli adulti. Alcuni fra gli esemplari adulti, nel contempo, ampliavano i loro coralla; e tutto il resto sembrava prosperare. L’acquario pullulava di Serpulæ, che secredevano le loro guaine calcaree; e le mie disposizioni sembravano procurare tal soddisfazione, che persino le Ophiure parevano dimentiche della loro consueta tendenza al suicidio. Avevo anche due Meduse, d’una specie non descritta dal Sig. Forbes, che vissero a lungo.
Non ho mai veduto un esemplare vivente di alcuna specie di Corynactis, né ho letto la descrizione che ne diede il Sig. Thompson; ma trovo assai verosimile, come Ella suppone, che possa trattarsi d’una forma immatura di Madrepora. Il Suo disegno, per quanto bellissimo, non corrisponde esattamente ai miei esemplari. Essi non presentavano tubercoli marginali; e i tentacoli delle Caryophylliæ, tanto nei giovani quanto negli adulti, hanno la medesima conformazione: un’estremità opaca, bianca e globosa, alla quale conduce un tubo trasparente, finemente granulato, che si assottiglia verso la punta†. A occhio nudo, il tubo pare trasparente con linee a spirale bianche e opache, ma soltanto mediante il microscopio si scopre che tali linee sono in realtà costituite da granuli. Le Caryophylliæ non emettono alcun muco e si presentano all’aspetto molto più soffici, di tessitura più fine, e più trasparenti di qualunque Anemone di mare da me osservato. Ignoro se tali prerogative si ritrovino anche nei Corynactis.
Se le Caryophylliæ, come suppongo, nella loro condizione naturale, possono realmente trascorrere due o più anni senza formare alcun corallum, allora esse dovrebbero poter essere osservate in tal stato, purché si volga attenzione all’argomento e si conduca un’adeguata indagine; e non può attribuirsi che alla relativa rarità di tali creature il fatto che non siano state sinora descritte*…»
NOTE DI P. H. GOSSE:
- Non mancava dunque calce disciolta nell’acqua.
- † Avevo proposto quest’ipotesi come possibilità remota, ma non la ritengo affatto verosimile.
- ‡ Questa fine struttura dei tentacoli è prova definitiva contro l’ipotesi che si trattasse di Corynactis heterocera.

La Signora Thynne desidera sia inteso che tali figure non sono disegni compiuti, ma semplici contorni tracciati allo scopo di assistere la memoria; corretti, nondimeno, sebbene rozzi nella fattura.
SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA XVII
Fig. 11. Altro esemplare, con una gemmula in via di sviluppo mediante gemmazione, a partire dalla base rivoltata, 27 giugno.
Fig. 1. Uno dei giovani Madrepore, al 5 ottobre 1850, visto dall’alto; grandezza naturale.
Fig. 2. Il medesimo esemplare, il 6 ottobre.
Fig. 3. Lo stesso esemplare in fase di fissione, 7 ottobre.
Fig. 4. Il medesimo, già diviso e pronto a dividersi di nuovo, 9 ottobre.
Fig. 5. La metà destra dell’esemplare, nella medesima data, vista in prospettiva.
Figg. 6 e 7. La suddetta metà, al 12 ottobre, ora divenuta due individui distinti, rappresentati in differenti condizioni, ingranditi circa il doppio rispetto alla grandezza naturale.
Fig. 8. L’esemplare più grande della suddivisione precedente, 25 ottobre, con sviluppo dei nuovi tentacoli (indicati dal cerchio interno di punti); ingrandimento doppio.
Fig. 9. Divisione tripartita d’un esemplare, 15 giugno 1851.
Fig. 10. Un esemplare aderente a due frammenti di roccia, 25 giugno.

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