Sugli effetti nocivi di un eccesso o di una mancanza di Calore e di Luce – Robert Warington (1855)
Traduzione e note di Paolo Bernardi
Sugli effetti nocivi di un eccesso o di una mancanza di Calore e di Luce nell’Acquario
di Robert Warington, Esq.
(Annals and Magazine of Natural History 2nd ser., vol. 16, 1855, pp. 313-315)
La Temperatura è un punto che richiede grandissima attenzione nel condurre con successo i principi di un acquario permanente. La temperatura media dell’oceano si stima essere intorno ai 13.3°C, e questa, in circostanze ordinarie, non varia più di circa 7° C durante le diverse stagioni dell’anno. Le cause di tale equilibrio saranno facilmente comprese considerando gli effetti prodotti dal continuo flusso e riflusso delle maree, e dalle enormi correnti d’acqua che, dovendo muoversi dalle regioni artiche per tutto l’anno in perpetuo movimento, trascinano con sé altre masse, sostituendole e forzando così, per così dire, le acque superficiali riscaldate dei mari tropicali verso le regioni più fredde del globo.
Inoltre, l’intera superficie della Terra che giace sotto il livello del mare è protetta da questo fluido rivestimento dagli effetti delle influenze raffreddanti della radiazione, da un lato, e dal contatto con le correnti atmosferiche, dall’altro; e da ciò deriva quella temperatura equabile e costante che si mantiene nei mari durante tutto l’anno.
Molti abitatori del mare sono estremamente sensibili alle variazioni di temperatura; e si osserva che una variazione di pochi gradi li induce rapidamente a mutare posizione per cercare un luogo più caldo o più freddo, secondo occorra. Nell’acquario sarà evidente come le creature posseggano la facoltà di avvertire rapidamente tali mutamenti e di sottrarvisi, quando possibile, collocandosi nelle parti più profonde, meno soggette alle influenze atmosferiche; oppure seppellendosi nella sabbia o nella ghiaia; o ancora riparando i loro corpi all’ombra delle rocce o della vegetazione crescente.
Nella disposizione delle rocce all’interno dell’acquario occorre dunque porre grande cura nel garantire tali rifugi e nel proteggere quanto più possibile le creature dalle influenze della radiazione, da un lato, e dal calore dei raggi solari dall’altro.
Dalla mia esperienza personale posso affermare che l’intervallo di temperatura non dovrebbe scendere sotto i 10° C né salire oltre i 21° C; entro tali limiti tutto appare prosperare e mantenersi sano; oltre questi valori, molte creature risultano prontamente colpite. Durante l’ultima lunga e rigida stagione invernale, si è constatato che era estremamente difficile, in una comune stanza da soggiorno esposta a sud e mantenuta tiepida durante il giorno da una buona stufa, evitare che la temperatura dell’acquario, contenente circa trenta galloni d’acqua, cadesse fino a 7.2° C nelle notti serene e gelide. Il gambero, il granchio e i crostacei in generale risentono in modo particolare di tali cambiamenti; e in ciascuno dei tre casi osservati, uno o due individui perirono; i gamberi di maggiori dimensioni, come Palæmon serratus, parvero soffrire più prontamente dei più piccoli P. squilla, sebbene ciò possa esser dipeso dalla loro maggior mole.
Un eccesso di calore e anche di luce solare intensa devono essere ugualmente ben guardati. Posso addurvi un esempio: durante una giornata particolarmente calda dell’estate 1854, mentre ero lontano da casa, il domestico dimenticò di schermare una piccola vasca dai raggi del sole durante le ore più ardenti; e al mio ritorno trovai ogni creatura morta. Essa conteneva un Anthea cereus, un Actinia dianthus, due esemplari di Athanas nitescens e molte altre specie.
Un eccesso di luce produce altresì una rapida propagazione di vari piccoli animalculi (N.d.R. piccolissimi animali o organismi microscopici inclusi protozoi, rotiferi, infusori, microrganismi in generale) di colore verde, come l’Euglena (N.d.R. un microorganismo unicellulare molto comune nelle acque dolce) e i suoi congeneri, i quali, sotto tale influenza, si moltiplicano con straordinaria rapidità fino a riempire di una tinta verde pallido tutta la parte inferiore dell’acquario; e, crescendo di numero, offuscano la superficie, finché una nube verde si solleva e si diffonde per tutto il volume dell’acqua. Benché tale crescita non sia intrinsecamente nociva, essa rende tuttavia l’acquario di aspetto assai sgradevole e impedisce ogni osservazione dei suoi abitatori.
La mancanza di luce, come appena occorre dirlo, provoca la rapida decadenza della vegetazione; e i prodotti derivanti da questo mutamento sono altamente velenosi alla vita animale, così che il contenuto dell’acquario assume un colore fosco e, ben presto, un odore offensivo.
Apothecaries’ Hall, 11 settembre 1855.
Robert Warington
