Pierre Carbonnier, «Nouvelle note sur un poisson de Chine appartenant au genre Macropode», 1870
Bulletin de la Société impériale zoologique d’acclimatation, seconda serie, tomo VII, 1870, pp. 26–32. Tradotto da Paolo Bernardi per il progetto Acquacultura. Si tratta della prima esperienza di allevamento di un pesce “esotico” se non vogliamo considerare tale il Carassius auratus. Erano esemplari di “macropode cinese” oggi identificato come Macropodus opercularis (pesce paradiso). La “nota” fu pubblicata nel 1870, ma racconta di esperienze del 1869.
Pierre Carbonnier, «Nouvelle note sur un poisson de Chine appartenant au genre Macropode», Bulletin de la Société impériale zoologique d’acclimatation, seconda serie, tomo VII, 1870, pp. 26–32.
Questa nota di Carbonnier ci porta direttamente dentro un esperimento di allevamento condotto sui pesci giunti dalla Cina grazie a E. Simon. Non si tratta di una ricostruzione successiva, ma del racconto dello stesso allevatore, impegnato a osservare gli animali, comprenderne la riproduzione e mantenerne in vita la prole.
Carbonnier aveva già descritto l’accoppiamento, la deposizione delle uova nella schiuma galleggiante prodotta dal maschio e la sua continua sorveglianza durante la schiusa. In questo secondo contributo concentra invece l’attenzione sulla difficoltà maggiore: nutrire avannotti tanto piccoli da non riuscire ad accettare gli alimenti normalmente disponibili.
Le prime due deposizioni andarono quasi interamente perdute. La soluzione arrivò quando le sostanze organiche accumulate nell’acquario entrarono in fermentazione, producendo infusori, monadi e parameci. Da quell’osservazione Carbonnier sviluppò un metodo per ottenere grandi quantità di minuscole prede vive, utilizzando decotti di fieno, acqua di lattuga e frammenti di piante acquatiche lasciati fermentare.
Il racconto prosegue con la raccolta di ciclopi e altre piccole prede nelle acque stagnanti intorno a Parigi, ma anche con i pericoli rappresentati dalle idre e dagli insetti acquatici predatori. Ogni risultato viene registrato con precisione: da 350 a 450 uova per deposizione e, nell’esperimento meglio riuscito, 396 giovani mantenuti in vita su 410 uova.
Non mancano le perdite. Una notte a 7 gradi causò la morte di 250 avannotti, mentre gli adulti riuscirono a sopportare temperature molto più basse. Carbonnier osservò inoltre la capacità di questi pesci di respirare aria alla superficie e arrivò persino a considerarne un possibile impiego alimentare.
Oggi alcune spiegazioni possono apparire ingenue o legate alle conoscenze dell’epoca, ma proprio questo rende il documento particolarmente interessante. Nel testo si vedono l’osservazione diretta, i tentativi, gli errori e la ricerca di soluzioni pratiche che accompagnarono i primi allevamenti di questi pesci in Europa.
Il PDF seguente presenta la traduzione italiana integrale del documento. Sono stati conservati i dati, la terminologia e le affermazioni dell’autore, senza aggiungere interpretazioni o correzioni moderne.
Nota
l’“E. Simon” citato da Pierre Carbonnier è Gabriel Eugène Simon (1829–1896), è un personaggio molto più interessante di quanto sembri da una lettura superficiale.
Simon era un diplomatico francese, agronomo, viaggiatore e naturalista, nato a Metz il 24 dicembre 1829. Trascorse molti anni in Asia e fu console francese in Cina: prima a Ning-Po (Ningbo) e poi a Fou-Tchéou (Fuzhou). Gli Archivi diplomatici francesi confermano che fu nominato console a Ning-Po il 18 novembre 1864 e che nel marzo 1869 prese servizio a Fuzhou.
Ed è proprio lui l’uomo fondamentale nella storia del Macropodus opercularis in Europa. Nella relazione originale del 1869, Carbonnier scrive che Simon arrivò a Parigi l’8 luglio 1869 portando dalla Cina diversi pesci. Era partito con circa 100 esemplari; soltanto 22 sopravvissero al viaggio. Simon affidò poi a Carbonnier parte degli animali, e Carbonnier riuscì a riprodurli. Nel testo Carbonnier lo definisce addirittura «notre infatigable confrère» e ricorda che Simon era membro onorario della Société d’acclimatation.
I famosi 17 Macropodus affidati a Carbonnier erano 12 maschi e 5 femmine. È da questo gruppo che parte sostanzialmente la storia dell’allevamento dei pesci tropicali d’acqua dolce in Europa.
Simon, però, non era semplicemente “il console che portò i pesci”. Aveva una vera attività scientifica. Studiava agricoltura, piante e pratiche cinesi, raccoglieva materiale naturalistico e inviava esemplari in Francia. Diverse piante furono perfino dedicate a lui, tra cui Prunus simonii e Populus simonii.
Pubblicò inoltre lavori direttamente collegati agli interessi della Société d’acclimatation, tra cui L’Acclimatation chez les Chinois nel 1870 e L’Agriculture en Chine nel 1872. Più tardi pubblicò la sua opera più conosciuta, La Cité chinoise (1885).
La Bibliothèque nationale de France lo identifica precisamente come Gabriel Eugène Simon, 1829–1896, diplomatico e console francese in Cina e Australia.
